16/04/2026

scritto da L
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo

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Autore del testo L
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Un viaggio siderale tra alienazione e martirio, dove l’astronauta si fa metafora di un’esistenza che naufraga nell'abisso interiore. Una poesia cruda sulla "simmetria del dolore", sospesa tra la frammentazione del corpo e l'infinità del vuoto.
- Nota dell'autore L

Testo: 16/04/2026
di L

Deraglia la tua astronave,
Spingi oltre il limite, osserva il tuo male
Serpente mosso nel tuo stare muto

Lasci un po' di te in ogni detrito, drammatico, deriso
Perdi una gamba, poi un braccio, un occhio, un polmone
Sei mezzo morto per te, ma vivo nei confronti delle persone 

Spazio profondo nel vuoto di cui sei intriso
Troverai un punto, un trattino, un sorriso?
Questo cadere, capriola, sbattere di continuo
Non è spleen, non è dipendenza, è un povero depresso assiduo

Quella salita oggi era più pesante
Un poeta si respira da lì passante
Un ritorno su sguardo basso, spento nell'ombra
Sei su un pianeta non tuo, cantati gli auguri piccola sonda

Ancestrale la lacrima che cresce, ma non sfocia
Sono io il mare su questa terra...
Sul fondo ho mappato le strade, senza trovare quella che ti incrocia
Muoio ad ogni passo, affogando dentro
Goccia a goccia... Non trova fine questo crescere dell'abisso
Sono già annegato in questo cielo senza trovare un punto fisso

Orbitando nella mia mente ci penso, rifletto, mi affliggo
"Come fa un piccolo astronauta ad amare la stessa stella da cui è stato crocifisso?"

Tu che ci hai trasformati, tu che ci hai cambiati, tu che ci hai amati
Piccolo sole... Era necessario irradiarci di vita per riempirci di calci?
Non è amore, non è sentimento, è un piccio di adulti che aspirano ai calici
Io non voglio qualcuno che mi distragga,
voglio qualcuno che mi sostenga

Stando da solo, in questo viaggio, ti fai più sinistro
Diventi acuto, assoluto nel tuo orecchio,
Telescopico, microscopico nel tuo specchio
Iperstetico nella distanza, stelo strappato dal vento
Spugna di dolore, goloso di veleno
Cane di fatosmia, fiutatore di fantasmi
Nella tua singolarità si spegne tutto, nasce la sinestesia
Big bang di apatia, in un mondo che butterà questa poesia 

Io che sto camminando, sperando di inciampare per tornare indietro
In torno a me vedo tutto questo, sangue nel mio scheletro 

Simmetria del dolore: tra dentro e fuori, abisso e cielo, astronauta e poeta, vivo e morto

In questo quasar, io mi rivedo

16/04/2026 testo di L
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